Sostituzione dei sanitari. Detrazione fiscale?

Sostituzione dei sanitari. Detrazione fiscale?

L’Agenzia delle Entrate risponde alle questioni interpretative in materia.

Sostituzione dei sanitari. Detrazione fiscale? - L’Agenzia delle Entrate risponde alle questioni interpretative in materia
L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 3/E del 02/03/16, vuole porre rimedio alla questione interpretativa relativa alla possibilità di fruire della detrazione fiscale Irpef per le spese di sostituzione dei sanitari.
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DOMANDA DEL CONTRIBUENTE: 
“Il contribuente chiede se è possibile fruire della detrazione, ai sensi dell’art. 16-bis del TUIR, per la sostituzione dei sanitari del proprio bagno ed in particolare per la sostituzione della vasca con altra vasca dotata di uno sportello apribile o con un box doccia generico, considerando gli interventi come eliminazione delle barriere architettoniche, così come sostengono alcuni spot pubblicitari e alcune imprese esecutrici dei lavori”.
____________________________Nel caso in oggetto, secondo la Circolare n. 37E/2016, l’Agenzia delle Entrate si è limitata a ribadire alcune interpretazioni già espresse in interventi precedenti e già contenute nelle norme stesse istitutive dei provvedimenti agevolativi.
L’Agenzia ribadisce, che ai sensi dell’art. 16-bis, comma 1, lett. b) ed e) del TUIR, è possibile fruire delladetrazione IRPEF del 36 per cento (attualmente 50 per cento) per le spese sostenute, tra l’altro, per gli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia di cui, rispettivamente, alle lett. b), c) e d) dell’art. 3 del DPR n. 380 del 2001, eseguiti su singole unità immobiliari residenziali nonché per le spese sostenute per gli interventi “finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche …;” eseguiti anche su parti comuni.
In merito al corretto inquadramento edilizio degli interventi in argomento, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha precisato che gli stessi “si qualificano come interventi dimanutenzione ordinaria in quanto interventi edilizi “che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento, e sostituzione delle finiture degli edifici” come stabilito dall’art. 3 del DPR n. 380/2001.”
In base alle indicazioni fornite dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Agenzia delle Entrate ritiene che gli interventi in esame non siano agevolabili ai sensi dell’art. 16-bis del TUIR, in quanto inquadrati tra gli interventi di manutenzione ordinaria.
L’Agenzia, ritiene inoltre, che l’intervento di sostituzione della vasca da bagno con altra vasca dotata di uno sportello apribile o con box doccia generico non sia agevolabile neanche come intervento diretto alla eliminazione delle barriere architettoniche, anche se in grado di ridurre, almeno in parte, gli ostacoli fisici fonti di disagio per la mobilità di chiunque e di migliorare la sicura utilizzazione delle attrezzature sanitarie. Nella risposta fornita dall’Amministrazione interpellata non è, infatti, specificato che tale intervento presenti le caratteristiche tecniche di cui al DM 236 del 1989 e ciò determina, secondo quanto chiarito con le circolari n. 57 del 1998 e 13/E del 2001, che le relative spese non sono detraibili ai sensi dell’art. 16-bis del TUIR.
Sulla base delle circolari richiamate, infatti, gli interventi che non presentano le caratteristiche tecniche previste dalla legge relativa all’abbattimento delle barriere architettoniche (cfr. legge n. 13 del 1989, disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, e DM n. 236 del 1989) non possono essere qualificati come tali e, pertanto, non sono agevolabili.
L’Agenzia ritiene che la sostituzione della vasca da bagno e dei sanitari in generale, può considerarsi agevolabile se detta sostituzione, singolarmente non agevolabile, sia integrata o correlata ad interventi maggiori per i quali compete la detrazione d’imposta in forza del carattere assorbente della categoria di intervento “superiore” rispetto a quella “inferiore” (cfr. circolare n. 57 del 1998), come nel caso, ad esempio, del rifacimento integrale degli impianti idraulici del bagno, con innovazione dei materiali, che comporti anche la sostituzione dei sanitari.
Le circolari e le risoluzioni, complete, dell’Agenzia delle entrate citate in questo articolo sono consultabili nella banca dati Documentazione Tributaria accessibile dal sito: www.agenziaentrate.gov.it o dal sito: www.finanze.gov.it.
Fonte completa a cui fare riferimento: 
Circolare n. 3/E del 02/03/16 “Questioni interpretative prospettate dal Coordinamento Nazionale dei Centri di Assistenza Fiscale e da altri soggetti”.
http://www.agenziaentrate.gov.it/

http://www.prontoprofessionista.it/articoli/3325/sostituzione-dei-sanitari-detrazione-fiscale/

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Metri quadrati in visura catastale. Cosa cambia?

Metri quadrati in visura catastale. Cosa cambia?

L’Agenzia delle Entrate rende disponibile nella visura catastale l’identificazione della superficie

Metri quadrati in visura catastale. Cosa cambia? - L’Agenzia delle Entrate rende disponibile nella visura catastale l’identificazione della superficie

Dalla data del 9 novembre 2015 l’Agenzia delle Entrate rende disponibile nelle visure catastali delle unità immobiliari urbane a destinazione ordinaria l’identificazione della superficie catastale.

Il dato della superficie catastale si aggiunge agli identificativi già presenti in visura catastale (Comune, Sezione urbana, numero di foglio, numero di particella, numero di subalterno) e ai dati di classamento di norma presenti (zona censuaria, categoria catastale, classe, consistenza, rendita catastale) e sarà calcolata come stabilito dal D.P.R. 138/98 – Regolamento per la revisione delle zone censuarie e delle tariffe d’estimo in esecuzione alla Legge 662/96.
Il dato della superficie sarà presente per circa 57 milioni di unità immobiliari censite nelle categorie dei gruppi “A”, “B”, “C” per le quali sia presente la planimetria catastale.

Elenco categorie catastali interessate:
GRUPPO A:
A/1 Abitazioni di tipo signorile A/2 Abitazioni di tipo civile A/3 Abitazioni di tipo economico A/4 Abitazioni di tipo popolare A/5 Abitazioni di tipo ultrapopolare A/6 Abitazioni di tipo rurale A/7 Abitazioni in villini A/8 Abitazioni in ville A/9 Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici A/10 Uffici e studi privati A/11 Abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi 
GRUPPO B:
B/1 Collegi e convitti, educandati; ricoveri; orfanotrofi; ospizi; conventi; seminari; caserme B/2 Case di cura ed ospedali (senza fine di lucro) B/3 Prigioni e riformatori B/4 Uffici pubblici B/5 Scuole e laboratori scientifici B/6 Biblioteche, pinacoteche, musei, gallerie, accademie che non hanno sede in edifici della categoria A/9 B/7 Cappelle ed oratori non destinati all’esercizio pubblico del culto B/8 Magazzini sotterranei per depositi di derrate 
GRUPPO C:
 C/1 Negozi e botteghe C/2 Magazzini e locali di deposito C/3 Laboratori per arti e mestieri C/4 Fabbricati e locali per esercizi sportivi (senza fine di lucro) C/5 Stabilimenti balneari e di acque curative (senza fine di lucro) C/6 Stalle, scuderie, rimesse, autorimesse (senza fine di lucro) C/7 Tettoie chiuse od aperte.

Per gli stessi immobili sarà, inoltre, riportata la superficie ai fini TARI che, per le sole destinazioni abitative, non tiene conto di balconi, terrazzi e altre aree scoperte di pertinenza. Tale dato consentirà ai cittadini di verificare facilmente i dati utilizzati dai Comuni ai fini del controllo della tassa rifiuti.
Per quanto riguarda le categorie del “GRUPPO A” la presenza dell’identificativo della superficie catastale non avrà effetti sull’attuale rendita catastale in quanto ad oggi essa viene calcolata sulla base del numero di vani presenti nell’unità immobiliare. Tale metodo di calcolo resterà in vigore fino a quando non sarà attuata la cosiddetta riforma del Catasto la quale prevede il ricalcolo della rendita catastale sulla base della superficie catastale, anziché in base al numero dei vani catastali.

Il cittadino che rileva incongruenze in merito ai dati catastali sopracitati può fare richiesta di correzione tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate mediante il servizio on-line “Contact center”, sistema finalizzato alla correzione degli errori presenti nelle banche dati catastali, migliorando così le banche dati immobiliari.
E’ comunque consigliabile rivolgersi ad un tecnico abilitato (Geometra, Ingegnere, Architetto etc.) per la verifica dei dati catastali e delle relative superfici catastali che mediante gli appositi programmi ministeriali potranno procedere all’analisi delle superfici e al riconteggio dei vani catastali.

Per quanto riguarda invece agli immobili privi di planimetria catastale, (immobili per lo più risalenti alla fase dell’impianto del Catasto edilizio urbano e che sono, per questo motivo, privi del dato relativo alla superficie), si potrà presentare una dichiarazione di aggiornamento catastale, con procedura Docfa, per l’inserimento in atti della planimetria catastale. Tale adempimento è, comunque, necessario, in quanto, in caso di vendita dell’immobile, il proprietario è tenuto ad attestare “la conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie catastali”, come previsto dall’art. 19, comma 14, del decreto legge n. 78 del 2010.

Fonte:
http://www.agenziaentrate.gov.it/

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